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Nozze di Ferro
NOZZE DI FERRO. 70 anni di matrimonio
di Costantino DI CUNTO
Centosettantacinque anni in due e festeggiano le nozze di ferro. Settanta anni di matrimonio. Sono i coniugi Pietro Angelastro e Laura Angelastro.
Nessuna parentela fra i due, solo omonimia. Gli sposi, benedetti dal parroco don Giorgio Saleh sono stati festeggiati dai quattro figli, Vincenzo, Francesco, Donata e Teresa, dai dieci nipoti e sei pronipoti in linea discendente oltre a numerosi altri nipoti di fratelli e sorelle, diretti o acquisiti.
Non mancavano ovviamente gli altri fratelli e sorelle. Sempre insieme, da allora; da quella fine di novembre del 1941. O quasi, poichè Pietro dopo un mese e mezzo di matrimonio, nel gennaio del 1942 fu costretto a partire per il fronte e inviato in Russia. Così ci parla di quel periodo; oltre due anni, quando alle porte di Stalingrado, durante la ritirata, percorsero circa 1.700 km. a piedi per il rientro in Italia. “Gente magnifica i russi – dice Pietro – i russi con gli italiani erano buoni; non potevano sopportare invece i tedeschi. Nei pressi del Don, salendo su un treno - ricorda Pietro - incontrai per caso mio fratello maggiore, Nicola, anch’egli al fronte. Da quel momento restammo sempre insieme fino al nostro arrivo in Italia, avvenuto nel maggio 1943”.
Il Reale E Il Possibile
di Costantino DI CUNTO
Patrocinata dal Comune di Salandra si è tenuta, presso la Sala dell’Affresco la presentazione dell’opera “Il reale e il possibile”, l’ultimo lavoro poetico del poeta pisticcese Giovanni Di Lena, composta da quarantasette rime suddivise in due gruppi e denominati Terra e Aria. Ventisette comprese nel primo gruppo e venti nel secondo.
I lavori, ai quali hanno presenziato il sindaco Giuseppe Soranno, l’assessore alla cultura Nicola Terranova, il relatore Antonio Rondinelli e lo stesso autore Di Lena, sono stati coordinati dal giornalista Donato Mastrangelo.
“Da molti anni il poeta lucano si è fatto voce non solo di un profondo disagio personale che tocca i temi del lavoro, della socialità, della politica ma è anche diventato, suo malgrado, il cantore di una generazione di cinquantenni lucani che, troppo piccoli per fare il Sessantotto e ancora sui banchi di scuola durante il ’77 sono stati presi dal vortice del lavoro e dell’impegno sociale negli anni ’80 vivendo in successione stati di sempre più marcata delusione e disillusione in relazione alla possibilità di poter cambiare davvero la propria vita e il mondo circostante”, è stata l’introduzione del coordinatore Mastrangelo.
Sempre Più Lontano
(tratto dal numero 21 di Salandra Scrive)
Marco Saponara alla half Marathon di New York
Sempre più lontano è l’auspicio di Marco Saponara, arrivato quest’anno alla half Marathon di New York e che circa cinque anni fa, all’età di 48 anni, aveva iniziato per caso a scorazzare per i boschi fra Salandra e Ferrandina. E anche per smettere di fumare, cosa che con l’aiuto dell’attività motoria gli è riuscito molto bene. Con grande forza di volontà Marco quasi quotidianamente iniziò a macinare chilometri su chilometri, per tre-quattro anni. Si tesserò poi all’“ASD Podistica Ferrandina” e iniziò a partecipare anche a qualche maratona. La prima fu a Bari, oltre un anno fa, dove corse i 42,195 Km in 3h. 40min. 27sec.; poi Parabita (LE) dove migliorò il suo record di circa 8 minuti correndo in 3h. 32min. 40 sec.; infine Roma nella maratona organizzata in occasione del 50° anniversario delle Olimpiadi, lo scorso anno, dove ancora una volta migliorò il proprio record personale di oltre 3 minuti, col ragguardevole tempo di 3h. 29min. 24 sec., disputando una gara perfetta, tanto da correre gli ultimi dodici chilometri più velocemente dei primi trenta.
Un Giovane Emigrante Lucano
di Luigi PUZZUTIELLO
(tratto dal numero 21 di Salandra Scrive)
La terra era diventata avara, chi seminava poco raccoglieva per poter tirare avanti s’era costretti a fare gli emigranti.
Chi aveva una famiglia da campare all’estero doveva andare a lavorare, c’era chi trovava lavoro nei cantieri e chi andava giù nelle miniere, chi lasciava tutta la famiglia, mogli, genitori e figli.
Anch’io…con tanta malinconia ho lasciato sola mamma mia…ho lasciato la mamma ammalata e sola, senza nessuno che la consola.
Lei sapeva scrivere a malapena e mi diceva che stava sempre bene, pensa a star bene tu, figlio che stai lontano, che io qui vado avanti piano piano…
Lei sedeva vicino al focolare, mentre faceva calze a rattoppare, gli chiedevo se aveva mangiato e lei diceva:si un po’ di pane bagnato…
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E così Zia Laura non c’è più.